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Recensioni: Salento il capolavoro dei secoli d’arte

Salento: il capolavoro dei secoli d’arte

“Dalla nostra casa vacanza nelle campagne di San Vito dei Normanni siamo andati alla scoperta del paesaggio rurale e, grazie ai percorsi cicloturistici predisposti tra gli ulivi millenari, la nostra vacanza è riuscita a coniugare cultura e fitness. Sono bastati pochi minuti per raggiungere l’insediamento rupestre di san Biagio, sito in località “Jannuzzo”, fra San Vito e Brindisi. Si tratta di tre cripte scavate nella roccia dai monaci basiliani quasi mille anni fa, come insediamento abitativo: la grotta di maggior interesse è indubbiamente quella centrale, dal momento che è tutta affrescata con un ciclo pittorico unico nel meridione d’Italia!”

Fabrizio, Lucia e i piccoli Katia e Luca

“Ragazzi, la pietra leccese è qualcosa di affascinante! Basta passeggiare in un centro storico del Salento e ci si imbatte facilmente in chiese, case private e edifici storici decorati o scolpiti in con questa pietra. Ci è capitato a San Vito dei Normanni, dove abbiamo affittato la nostra casa vacanza in centro: a pochi passi dalla piazza principale, in una via che proprio ora ha completato il suo restyling, si ammira una splendida chiesa barocca, la chiesa di san Giovanni Battista, l’unico esempio di barocco leccese in questa cittadina dell’Alto Salento. Abbiamo letto che fu fatta costruire dal feudatario Marchese-Belprato nel 1735 ed è rimasta di proprietà dei principi Dentice fino al 1988, quando fu ceduta al Comune. È una vera e propria bomboniera: capitelli corinzi, altari con stucchi dorati, un bellissimo altare maggiore in pietra e delle cornici intagliate in legno realizzate dalla scuola napoletana a fine ‘700, un caso di bellezza più unico che raro nel circondario. Completano questo quadro alcune tele di bravi pittori locali. Vistarla è molto semplice: basta recarsi all’Ufficio Relazioni con il Pubblico oppure approfittare di uno dei tanti eventi culturali che si svolgono al suo interno”.

Carlo, storico dell’arte

“Io e la mia famiglia abbiamo affittato una casa vacanza nel cuore del centro storico di San Vito dei Normanni e da qui siamo andati sin da subito alla scoperta delle bellezze di questo luogo. A pochi passi dalla nostra casa c’era la chiesa di Santa Maria degli Angeli, che abbiamo scoperto essere – dall’alto dei suoi seicento anni di vita – la prima chiesa parrocchiale del luogo. All’interno sono da ammirare gli altari in pietra e in marmi policromi e uno stupendo crocifisso ligneo del ‘500. Lì vicino abbiamo chiesto come mai questa chiesa sia chiamata “Chiesa vecchia” dai sanvitesi e abbiamo capito che questo è dovuto al fatto che, quando questa chiesa divenne troppo piccola per ospitare tutti fedeli del luogo, ne fu costruita una più grande, la Basilica di Santa Maria della Vittoria”.

Giulia, liceale

“Gli abitanti del luogo la chiamano Chiesa Madre: è la Basilica di Santa Maria della Vittoria, un gioiello di fine cinquecento costruito in seguito alla battaglia di Lepanto (1571), come gigantesco ex-voto per il ritorno incolume di alcuni sanvitesi dal conflitto. L’intitolazione alla Madonna della Vittoria si riferirebbe proprio a questa battaglia vinta dai cristiani contro i saraceni. Al suo interno, sotto una maestosa volta a botte, sono da ammirare gli altari in marmi policromi del ‘700, le tele del ‘600 e del ‘700, il coro ligneo del 1600, le porte bronzee di Ernesto Lamagna, i reliquiari e numerosissime statue. L’abbiamo visitata in fretta, di ritorno dalla Cattedrale di Ostuni, ma anche nella nostra furtiva vista, abbiamo potuto apprezzare le statue dei Misteri Dolorosi, la splendida cassa d’organo settecentesca con intagli in oro zecchino e l’icona della Santa Madre di Dio “Nikopeia” (che in greco significa “Operatrice di Vittoria”, sempre in riferimento alla battaglia di Lepanto). La guida cartacea del luogo ci informava che questa icona è stata solennemente incoronata con diademi da san Giovanni Paolo II, in Vaticano, il 26 ottobre 1996 e che questo stesso amato papa ha elevato a Basilica Pontificia Minore la stessa chiesa nel 1998”.

Lorenzo, farmacista